BRESCIA. Siamo davvero sicuri che abbiamo solo da imparare dagli Stati Uniti in fatto di integrazione delle persone con disabilità e accessibilità? Spesso, infatti, si porta la cultura americana come esempio di inclusione. Si dice che sono più attrezzati, che visto il gran numero di amputati e disabili reduci dalla guerra del Vietnam hanno iniziato prima dell’Europa a ragionare sull’accessibilità dei trasporti e degli edifici.
Ma il mito supera la realtà. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo molto da
insegnare e lo dimostra il progetto Exchange creato da Gianluca Di Rosario che
prevede uno scambio culturale biannuale tra Brescia e New York city . «Un’idea
nata durante la tesi di laurea presso il Mont Sinai rehab center, otto mesi di
stage nel 2017 durante i quali seguivo i progressi dei pazienti che usavano
l‘esoscheletro nei centri, sparsi per Manhattan del Progetto Axis – racconta il
laureato scienze motorie con master in Health and Wealth management presso
l’Università di Brescia».
Di ritorno con l’appoggio dell’associazione sportiva Active di Brescia,
Gianluca ha lavorato per creare un «modello di mobilità internazionale volto a
trasferire best practice dai due capi dell’oceano». E sono nate le settimane di
scambio, la prima a giugno 2019 in cui una decina di disabili bresciani sono
andati a New York per una serie di incontri e per la visita dei centri sportivi
e riabilitativi americani.
A settembre è stata la volta degli americani che si sono stupiti
dell’accessibilità del sistema dei trasporti bresciani: «I mezzi di New York,
tra stazioni inaccessibili e ascensori rotti, ci hanno creato non pochi
problemi – racconta Di Rosario – a confronto i nostri sono “perfetti”». E quest’anno
l’esperienza si ripete a fine maggio con un forte ampliamento delle iniziative
connesse al viaggio: previsti incontri al palazzo delle Nazioni Unite presso il
dipartimento dello sviluppo inclusivo, incontri di scambio culturale con enti e
associazioni che insistono sul territorio di Manhattan e Brooklyn e altri
presso il consolato italiano.
«Con una grande novità – racconta Di Rosario – abbiamo deciso di allargare il
parterre dei partecipanti attivando contatti con l’Università di Brescia, il
Cus della città e alcune altre enti del nostro territorio, come l’associazione
Sentieri Accessibili. Il mio sogno infatti è quello di esportare questo modello
ad altre città italiane». Anche perché i costi sono relativamente bassi. Grazie
a sponsor e all’accoglienza offerta dal paese ospitante infatti le spese vive
per i partecipanti risultano essere solo quelli dei biglietti aerei.
Da InVisibili del 27.02.2020
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